Somalia
Chi
Dopo la caduta del regime di Siad Barre la Somalia è precipitata in una guerra civile che dura da ormai venti anni. Varie milizie e Warlord, signori della guerra, si contendono il controllo del territorio senza riuscire a prendere il sopravvento. La Somalia non è mai stato uno stato di fatto, visto che il territorio è spezzettato in feudi controllati dai cosiddetti Signori della guerra, che controllano l’ordine pubblico e riscuotono tasse e pedaggi. Dopo lo scoppio della guerra civile, le regioni settentrionali del Paese hanno deciso di proclamare l’indipendenza e di creare lo stato del Somaliland, una ex-colonia inglese unita nel 1960 al resto della Somalia precedentemente sotto il controllo italiano. Il Somaliland non è riconosciuto dalla comunità internazionale ma è uno stato a tutti gli effetti con istituzioni che funzionano ed elezioni regolari.
Quando
La guerra civile prende il via nel 1991 con la caduta di Siad Barre, il dittatore che ha tenuto il potere della Somalia dal 1969. Alle due fazioni che si contrapponevano alla caduta del dittatore, capeggiate rispettivamente da Ali Mahdi e dal generale Farah Aidid, presto se ne aggiunsero altre, senza contare i gruppi mafiosi e l bande armate. Il popolo somalo fu ben presto preda dell’anarchia e del controllo di clan e sotto-clan dediti ad ogn tipo di traffico e di saccheggio. Nel 1992 la comunità internazionale decide di intervenire sotto l’ombrello dell’Onu con la missione di peacekeeping Restore Hope per stabilizzare il paese, ma dopo il suo fallimento e il successivo ritiro, dà il via ad una fase di caos e anarchia ancora peggiore che si protrae fino ad oggi.
Perchè
Il conflitto somalo ha le sue cause interne nel collasso dello stato, nella spartizione del territorio e delle risorse e nell’alto livello di etnicità, ma è fortemente influenzato dal suo contesto regionale. La potenza del Corno d’Africa è sicuramente l’Etiopia, governata da una minoranza cristiana su una popolazione a maggioranza musulmana. Il governo di Addis Abeba da dieci anni combatte nel proprio territorio contro le insurrezioni islamiche finanziate dai paesi arabi. Di conseguenza mal sopporta l’idea di uno stato confinante unito e sotto un governo di matrice islamica. Quindi adotta la sua politica estera belligerante e interferisce costantemente negli affari somali, finanziando oggi una fazione e domani un’altra, al fine di ostacolare la costruzione dello stato somalo. Ma negli anni ha tentato anche la strategia della cooperazione con i suoi rivali, promuovendo processi di pace che tenessero conto dei suoi interessi. Alla guerra civile vanno aggiunti poi i frequenti scontri tra comunità agricole e pastorali per il controllo delle terre e delle fonti d’acqua, un fenomeno presente in tutto il Paese ma piuttosto diffuso specie al confine con il Kenya.
Oggi
Le ultime vicende storiche riguardano la formazione di un effimero Governo di transizione nel 2004, sostenuto dall’Etiopia, che però viene facilmente estromesso nel 2006 dalle Corti islamiche, formazione fondamentalista sostenuta da Iran e Libia, che impongono un regime rigidamente religioso ma anche una pacificazione provvisoria. Nel 2007 gli equilibri vengono nuovamente rovesciati dall’intervento etiope, che restaura con le armi il Governo di transizione a Mogadiscio, al prezzo però di una recrudescenza del conflitto, che provoca migliaia di vittime civili e l’aprirsi di una nuova crisi umanitaria.
Bibliografia
La guerra, le guerre
BENEDETTO BELLESI, PAOLO MOIOLA
Editrice Missionaria Italiana, Bologna, 2004