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diario/ 26.ott'06.gio

diario dallo sri lanka
PRESIDENTE DI TURNO DELL’UE: CESSINO LE VIOLENZE PRIMA DEI COLLOQUI
BRUXELLES. Mentre l’esplosione di un ordigno nascosto fatto deflagrare accidentalmente da un bambino ha provocato il ferimento di sette persone (tra cui quattro bambini), l’Unione Europea invita le parti a fermare le ostilità.

PRESIDENTE. In vista dei colloqui di pace che si terranno a Ginevra il prossimo fine settimana, e che vedranno impegnati per due giorni i delegati delle Tigri per la Liberazione della Patria Tamil (Ltte) e il governo di Colombo, interviene il presidente di turno dell’Unione Europea, il Premier finlandese Matti Vanhanen: “Lo stallo è dovuto, alle violazioni dei diritti umani compiuti da entrambe le fazioni e alla situazione critica dei civili coinvolti.”

SOLUZIONE. "La soluzione non può essere affidata alle armi" ha spiegato ancora Vanhanen, che auspica "il coinvolgimento nel negoziato di tutte le legittime aspirazioni e di tutte le istanze provenienti da entrambe le comunità."

SECONDO. Si tratta del secondo intervento dell’Unione Europea, dettato dall’inquietitudine per i continui scontri che si registrano a nord della Perla dell’Oceano indiano.
POST 20.24 FONTE REUTERS

diario dalla colombia
URIBE DIFENDE LA SUA SCELTA DI RECUPERARE GLI OSTAGGI CON L’USO DELLA FORZA

BOGOTA'. "Il mio obiettivo non è la popolarità ma la cedibilità” e ancora, "sono un combattente non un artista che bada alla sua immagine, quindi continuerò la mia battaglia per la democrazia.” Con queste frasi Uribe ha concluso ieri il suo incontro con la stampa estera presso la Casa de Narino, il palazzo presidenziale di Bogotà.

ACCUSE. E ai giornalisti, che hanno riportato le accuse provenienti dalle piazze, ieri affollate dai parenti degli ostaggi in mano alle Forze Armate della Rivoluzione Colombiana (Farc), il Presidente ha ribadito che “il mondo non può prestare il fianco ai terroristi solo perché essi compiono attentati.”

ATTENTATO. La chiave di tutto è infatti nell’attentato compiuto giovedi scorso davanti all’Università militare di Bogotà. “Abbiamo la certezza che sia stato compiuto dalle Farc” ha ribadito Uribe, pur non fornendo ulteriori particolari. E tanto è bastato per smentire i possibili dubbi trapelati in questi giorni.

SCAMBIO. L’attentato ha interrotto il negoziato in corso per lo scambio dei rispettivi prigionieri. La guerriglia ne avrebbe messi “sul piatto” 62, tra questi anche la franco-colombiana Ingrid Betancourt.

ESERCITO. Uribe ha ribadito così la scelta del governo di recuperare gli ostaggi in mano alle Farc con l’uso dell’esercito. In questo modo ha rintuzzato la quarantennale guerra civile colombiana.
POST 18.27 FONTE REUTERS
diario dal sudan
PER IL GOVERNO L’ESPULSIONE DELL’INVIATO ONU E’ ‘IRREVOCABILE’
KHARTOUM. Mentre Pronk, l’inviato speciale delle Nazioni Unite nel Darfur, si appresta a riferire della sua esperienza sudanese al Palazzo di vetro di New York, il governo di Khartoum torna sulla questione dell’espulsione.

IRREVOCABILE. A pralare è il portavoce del ministero degli Esteri sudanese Ali al-Saddek, che definisce "irrevocabile" l’espulsione di Pronk. "E ciò che deciderà l’Onu - ha proseguito - “non influirà minimamente sulle decisioni del governo."

CRITICHE. Intanto oltre alle critiche provenienti dall’Unione Europea e dagli Usa, si sono aggiunte quelle del Movimento di Liberazione del Sudan (Slm) guiidato da Minni Minnawi, l’unico gruppo che ha sottoscritto l’accordo di pace del 5 maggio scorso. "La decisione del governo potrebbe esacerbare una situazione già complicata - fanno sapere dai vertici del Slm - proprio nel momento in cui la relazione tra governo e Onu attraversa una fase cruciale."
POST 17.50 FONTE MISNA
diario dall'uganda
INTERVIENE IL MEDIATORE SUD SUDANESE. VIA I MILITARI DALLA ZONA NEUTRA DI OWINI-KI-BUL
JUBA. Con un documento presentato al governo di Kampala e ai delegati dell’Esercito di Liberazione del Signore (Lra), presenti a Juba per i negoziati di pace, il vice-presidente sudsudanese Riek Machar è intervenuto nella diatriba che coinvolge il campo di raccoglimento di Owiny-Ki-bul, una delle due zone neutre nelle quali, secondo gli accordi di fine agosto, si sarebbero dovuti raccogliere già da un mese i ribelli del Lra.

DOCUMENTO. Nel documento, Machar respinge la richiesta avanzata qualche giorno fa dai ribelli, di prolungare di sei settimane la tregua, per consentire ai ribelli di raggiungere il campo di raccolta di Ri-Kwangba, considerato “più sicuro” di Owiny-Ki-bul. E nello stesso tempo ha esortato l’esercito ugandese ha sgomberare l’area vicina al campo di Owiny-Ki-bul, oggetto nei giorni scorsi di accuse reciproche tra le due delegazioni a Juba.

REAZIONI. Le reazioni al documento sudanese sono sate varie. Il delegato dei ribelli a Juba si è detto soddisfatto, mentre quello ugandese ha detto che l’esercito non si muoverà da Owiny-Ki-bul, visto che è lì con la piena autorizzazione del governo di Khartoum. Il numero due dei ribelli Vincent Otti, scettico, ha ribadito la sua intenzione di rimanese nella foresta al confine tra Sudan, Congo e Uganda. La situazione è dunque di stallo totale.
POST 17.21 FONTE MISNA
diario dalla cecenia
CASO POLITKOVSKAYA: LA PROCURA CERCA TRA GLI EX POLIZIOTTI REDUCI DALLA CECENIA

MOSCA. C'e' una pista per l'omicidio di Anna Politkovskaya, la giornalista assassinata il 7 ottobre a Mosca: gli inquirenti stanno cercando tre ex ufficiali di polizia reduci della guerra in Cecenia. A rivelarlo e' stato questa mattina il quotidiano 'Kommersant'.

LAPIN. Si tratta di Sergei Lapin, detto "il cadetto", un ex veterano della Cecenia ed ex ufficiale degli Omon, i corpi speciali della polizia russa. Dai primi riscontri delle indagini l´indagato numero uno avrebbe più volte minacciato di morte la giornalista della Novaja Gezeta.

NIZHNEVARTOVSK. La settimana scorsa investigatori del Ministero dell'Interno e funzionari della Procura di Mosca si sono recati nella cittadina siberiana di Nizhnevartovsk, dove oltre a Lapin avrebbero interrogato la figlia, sospettata di essere la ragazza ripresa dalle telecamere a circuito chiuso di un negozio, che ha fatto da “palo” durante l’assassinio della giornalista.

LATITANTI. Sempre a Nizhnevartovsk, gli inquirenti non hanno potuto interrogare Alexander Prilepin e Valery Minin, due veterani ex colleghi del presunto assasino, latitanti dal 2002, che “potrebbero essere implicati” nell’omicidio.

ARTICOLO. L’articolo per cui la Politkovskaja era stata più volte minacciata da Lapin era stato scritto nel settembre 2001 sulle pagine di Novaja Gezeta. Qui, Anna Politkovskaya aveva raccontato la storia di uno studente universitario ceceno di 26 anni, Zelimkhan Murdalov. La giornalista riferì che Murdalov fu arrestato dalla squadra dei corpi speciali della polizia russa guidata da Lapin il 2 gennaio 2001 a Grozny, in seguito fu torturato e ucciso in cella. La mattina seguente Lapin, Prilpin e Minin portarono fuori città il cadavere del ragazzo, che non è mai stato ritrovato.

PROCESSO. Nel gennaio 2002, dopo l’articolo di Novaja Gezeta, Lapin fu arrestato con l’accusa di rapimento, tortura e omicidio, mentre i suoi due complici sono scappati. Dopo un breve periodo passato in prigione, Lapin fu rilasciato perché “non costituiva una minaccia all’ordine pubblico”.
POST 16.29 FONTE VOCEDITALIA.IT

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caro diario
OLTRE 200 mila in Cecenia, 120 mila in Colombia, 13 mila in Nepal (e speriamo bastino), 66 mila in Kashmir, 70 mila nello Sri Lanka, 70 mila in Sudan (in soli tre anni) e 100 mila in Uganda. Sono cifre approssimative, che raccontano delle vittime di quelle guerre che vengono etichettate come "dimenticate".
Dimenticate. Non è davvero troppo facile chiuderle dentro lo stesso sacco, inncollarci sopra l'etichetta "guerre dimenticate" e parlarne come di un corpo unico? Così, una volta l'anno, magari a Natale, quando siamo tutti più caritatevoli?
Sono vittime invisibili e sconosciute. Ammutolite dalla forza dei media, che hanno ben altro a cui pensare.
Sono luoghi che hanno urgenza e bisogno di voce per parlare, e fame di occhi per farsi (ri)conoscere. Quell'urgenza di chi vuole rompere l'assurdo muro di silenzio e gomma, che li respinge in un pesante e vuoto nulla.
RITAGLI. "Forse perché la comunicazione non è una scienza e men che meno una tecnica. E' una cosa che capita, e capita sempre e soltanto nei rari casi in cui qualcuno abbia davvero l'urgenza di comunicare qualcosa. Questa urgenza,
anche se espressa in forme inconsuete, o addirittura approssimative, passa, arriva a lambire la distrazione del pubblico. A scuoterla."

MICHELE SERRA
da l'Unità del 29 marzo 2000
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