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diario/ sudan
26 ottobre 2006, giovedi

PER IL GOVERNO L’ESPULSIONE DELL’INVIATO ONU E’ ‘IRREVOCABILE’
KHARTOUM. Mentre Pronk, l’inviato speciale delle Nazioni Unite nel Darfur, si appresta a riferire della sua esperienza sudanese al Palazzo di vetro di New York, il governo di Khartoum torna sulla questione dell’espulsione.

IRREVOCABILE. A pralare è il portavoce del ministero degli Esteri sudanese Ali al-Saddek, che definisce "irrevocabile" l’espulsione di Pronk. "E ciò che deciderà l’Onu - ha proseguito - “non influirà minimamente sulle decisioni del governo."

CRITICHE. Intanto oltre alle critiche provenienti dall’Unione Europea e dagli Usa, si sono aggiunte quelle del Movimento di Liberazione del Sudan (Slm) guiidato da Minni Minnawi, l’unico gruppo che ha sottoscritto l’accordo di pace del 5 maggio scorso. "La decisione del governo potrebbe esacerbare una situazione già complicata - fanno sapere dai vertici del Slm - proprio nel momento in cui la relazione tra governo e Onu attraversa una fase cruciale."
POST 17.50 FONTE MISNA
25 ottobre 2006, mercoledi

EL BASHIR: SI AL RAFFORZAMENTO DELLA MISSIONE AMIS, NO ALL’ONU
LONDRA. Il governo sudanese apre alla prospettiva di un rinforzo al mandato dell’Unione Africana nel Darfur, a patto che il comando resti ad una nazione africana. A dichiararlo è stato il presidente Omar Hassan El Bashir al quotidiano inglese “The Guardian”.

SUPPORTO. Bashir ha dato il suo benestare "all’aumento dei militari dell’Ua fino a 20 mila Caschi blu, così come al supporto logistico che provenga dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite o dala Lega Araba, ma questo deve essere sempre concordato con il governo di unità nazionale sudanese."

RIFIUTO. Il presidente sudanese nei mesi scorsi ha rifiutato l’invio dei Caschi blu dell’Onu che, secondo le decisioni approvate il 31 agosto dal Consiglio di Sicurezza, avrebbero dovuto prendere il comando della Missione Amis. Il governo di Khartoum ha opposto un netto rifiuto alla missione, definendola un pericoloso ritorno alla colonizzazione.

RIENTRO. "Sono molte le zone messe in sicurezza nel Darfur dove possono rientrare i profughi - spiega con un ottimismo di facciata El Bashir - anche se il rientro degli sfollati è diventata una questione politica. E ci sono elementi nei campi profughi e all’esterno che oppongono resistenza a qualsiasi sforzo del governo, che ha già portato avanti con successo il programma di rientro dei profughi."
POST 19.02 FONTE REUTERS
24 ottobre 2006, martedi

PRONK: NON HO RIMPIANTI PER CIO’ CHE HO DETTO. E SPERO DI RITORNARE NEL DARFUR
AMSTERDAM. L’inviato speciale delle Nazioni Unite nel Darfur Jan Pronk non ha rimpianti per ciò che ha scritto (nel suo blog) a proposito della crisi nel Darfur. Commenti che gli sono costati l’espulsione dal Sudan lunedi scorso, bollato come "persona non grata".

BLOG. Nel suo sito personale Pronk aveva scritto che i militari sudanesi erano con il morale a terra dopo aver perso due battaglie contro i ribelli del Darfur.

RADIO. Nella sua prima intervista concessa ad una radio olandese, Pronk ha dichiarato che ciò che ha scritto nel blog è solo un pretesto. “Non è importante dove scrivi qualcosa, ma quello che dici” ha spiegato, aggiungendo che la situazione nel Darfur non accenna a placarsi proprio perché i militari stanno calpestando gli accordi di pace firmati a maggio, "cercando ostinatamente una vittoria militare in extremis sui ribelli."

DIPLOMAZIA. La sua era un’azione diplomatica non era sfacciata “ma estremamente attenta”, ha aggiunto Pronk che si è detto favorevole ad un suo ritorno nel Darfur.

ONU. Pronk ha rilasciato queste dichiarazioni in una pausa del viaggio che lo porterà al Palazzo di vetro di New York, dove è atteso per riferire al Consiglio di Sicurezza dell’Onu sull’ordine di espulsione.
POST 19.21 FONTE REUTERS
24 ottobre 2006, martedi

PRONK MANTIENE LE SUE FUNZIONI "FINO A NUOVO ORDINE"
NEW YORK. L’inviato speciale Onu nel Darfur, “manterrà le sue funzioni fino a nuovo ordine”.

APPOGGIO. E’ quanto ha comunicato nella serata di ieri il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite Stephane Dujarric: "Pronk é tuttora il rappresentante speciale del Segretario generale e gode del suo totale appoggio."

RITORNO. Espulso sabato scorso dal Ministro degli Esteri sudanese, Jan Pronk, che non ha mai usato mezzi termini per definire la crisi nel Darfur, ha affrettato ulteriormente la partenza dal Paese africano. Nella giornata di ieri, richiamato al Palazzo di Vetro da Kofi Annan per "consultazioni", si è imbarcato sul primo aereo per New York.

PROTESTE. A nulla sono servite le proteste giunte da Washington nella serata di ieri. Il Segretario di stato americano Condoleezza Rice ha definito “estremamente infelice” la reazione del governo sudanese. E a margine di un incontro con il direttore dell’Aiea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) Mohamed ElBaradei, la Rice ha dichiarato che “la situazione nel Darfur va deteriorandosi ogni giorno di più, e occorre un intervento più incisivo della comunità internazionale”. La Rice ha detto anche che ne discuterà nei prossimi giorni con il Segretario Generale dell’Onu Kofi Annan.
POST 8.31 FONTE REUTERS
16 ottobre 2006, lunedi

IL GOVERNO ANNUNCIA PIANO DI DISARMO DEI JANJAWEED
KHARTOUM. Il governo ha redatto un piano per disarmare entro i prossimi due mesi i cosiddetti janjaweed, le milizie a cavallo arabe filo-governative accusate dal 2003 di violenze, stupri e uccisioni contro la popolazione nera nella regione occidentale del Darfur.

SALEH. Secondo l’agenzia Misna, il portavoce del Consiglio dei ministri Omar Mohammed Saleh, durante una sessione dell’esecutivo, ha dichiarato che il piano di disarmo sarebbe già stato sottoposto all’Unione africana (Ua) durante la riunione di consiglio dedicata all’applicazione dell’accordo di pace sul Darfur siglato lo scorso 5 maggio.

COMMISSIONE. Nel corso della stessa riunione, Saleh ha annunciato la creazione di un’Alta Commissione co-presieduta dal presidente Omar al-Beshir e dai due vice-presidenti incaricata di salvare l’accordo di pace.

FONDI. Come confermato dal ministero degli Affari umanitari, Ahmed Mohammed Haroun, Saleh ha inoltre assicurato che il piano di bilancio 2007 prevede aiuti umanitari per 695.000 persone nei campi e un milione e 660.000 nei villaggi che soffrono di carenza alimentare.
POST 19.05 FONTE MISNA
13 ottobre 2006, venerdi

MISSIONE IN DARFUR DELL’INVIATO SPECIALE AMERICANO. OBIETTIVO: CONVINCERE IL GOVERNO DELLA MISSIONE ONU

WASHINGTON. E’ partita ieri la missione dell’inviato speciale americano nominato recentemente da George Bush per la crisi del Darfur.

NATSIOS. Si tratta di Andrew Natsios, ex capo del programma Usa di aiuti e docente alla Georgetown University. Natsios ha l’ambizioso obiettivo di convincere il governo sudanese ad accettare i Caschi blu dell’Onu, Natsios parlera', tra gli altri, anche con i leader arabi piu' influenti.

OVUNQUE. Il portavoce del Dipartimento di Stato Sean McCormack ha fatto sapere che Natsios potrà visitare il paese ovunque, senza impedimenti, al fine di rendersi conto personalmente di ciò che succede nella regione del Darfur. McCormack ha dichiarato che non è in programma un incontro ufficiale tra l’inviato americano e il presidente Bashir.

NOMINA. La nomina di Natsios da parte del Presidente Bush, è avvenuta dopo mesi di pressione da parte delle diverse organizzazioni umanitarie, del Congrsso Usa e di vari esponenti politici, convinti che un’azione incisiva dell’amministrazione americana può far cessare il massacro che si sta compiendo nel Darfur dal 2003.
POST 12.31 FONTE REUTERS
12 ottobre 2006, giovedi

RAPPORTO DELL’INTERNATIONAL CRISIS GROUP: SONO URGENTI SANZIONI DURE PER IL DARFUR

BRUXELLES. L’ultimo rapporto dell’International Crisis Group di Bruxelles dichiara fallita l’azione diplomatica della comunità internazionale “debole e divisa” nel Darfur, spiegando che ora è il momento delle sanzioni previste. Prima che la situazione umanitaria peggiori ulteriormente.

SANZIONI. Le sanzioni, secondo l’ICG, devono andare a colpire gli interessi economici del Sudan, come quelli legati al mercato delle risorse petrolifere. A queste misure dovranno poi aggiungersi quelle prettamente militari, come l’istituzione di una no-fly zone sopra il Darfur, così come un supporto più adeguato alla Corte Penale Internazionale, perchè svolga un’indagine più accurata sui crimini contro l’umanità compiuti nel nord-ovest del Sudan.

DIVISIONI. Finchè la comunità internazionale non riuscirà a presentarsi come un fronte unico sul Darfur, Khartoum continuerà a sfruttare le divisioni e ad agire “con virtuale impunità”.

RIFIUTO. Il presidente El Bashir ha rigettato l’ipotesi approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, secondo la quale la missione dei 7.000 Caschi verdi dell’Ua (missione Amis), possa essere sostituita da un contingente di 20 mila Caschi blu dell’Onu. “Sarebbe una grave violazione della sovranità del paese”, l’ha bollata El Bashir.

RAFFORZAMENTO. L’inviato delle Nazioni Unite nel Darfur Jan Pronk ha suggerito che la comunità internazionale deve focalizzare la propria attenzione sul rafforzamento e il prolungamento della Missione Amis . Anche se, chiude il rapporto ICG, questo tipo di provvedimenti sono “troppo poco e troppo tardi” per una situazione deteriorata come quella del Darfur.
POST 19.21 FONTE BBC
11 ottobre 2006, mercoledi

TRE PRESIDENTI AFRICANI PREPARANO UNA VISITA A KHARTOUM. MISSIONE: CONVINCERE EL BASHIR AD ACCETTARE LA MISSIONE ONU

DAKAR. Tre leader africani stanno preparando una visita ufficiale a Khartoum per convincere il presidente El-Bashir ad accettare la missione di peacekeeping dei Caschi blu dell’Onu nel Darfur. A riferirlo è stato il Ministro degli esteri senegalese Cheikh Tidane Gadio, parlando con i giornalisti a margine dei colloqui con il Ministro degli esteri spagnolo a Dakar.

TRE. Il ministro ha riferito che oggi (mercoledi) il suo ufficio, e la sua controparte nigeriana si recheranno a Khartoum per preparare il terreno alla missione dei presidenti Omar Bongo (Gabon), Olusegun Obasanjo (Nigeria) e Abdoulaye Wade (Senegal). La data della visita ufficiale dei tre leader non è stata resa nota.

ONU. I tre, “che agirebbero come un comitato di saggi”, dovrebbero provare a convincere il presidente El-Bashir, che la missione Onu non è una minaccia per il Sudan. El-Bashir ha infatti rifiutato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che autorizzava un avvicendamento tra i Caschi verdi dell’Unione Africana (missione Amis) e i 20 mila Caschi blu dell’Onu, considerandola un’invasione e un tentativo di ri-colonizzazione del Sudan.

GADIO. Nel Darfur, dal 2003 si sta consumando una delle più gravi crisi umanitarie degli ultimi dieci anni. 200 mila i morti e 2,5 milioni i profughi vittime degli Janjaweed. “E per la prima volta nella storia, le Nazioni Unite vogliono aiutare un paese africano. “E quel paese rifiuta i Caschi blu - ha dichiarato il ministro senegalese - mentre la crisi nel Darfur va avanti.”
POST 10.03 FONTE REUTERS
9 ottobre 2006, lunedi

SCONTRI NEL WEEK END AL CONFINE CON IL CIAD TRA ESERCITO SUDANESE E JEM

KHARTOUM. Il bilancio dello scontro a fuoco scoppiato nella serata di sabato al confine con il Ciad è di oltre 77 feriti.

SCONTRI. Gli scontri sarebbero avvenuti tra militari dell’esercito sudanese e ribelli del Movimento di Giustizia e Uguaglianza (Jem), uno dei due gruppi ribelli sudanesi attivi in Darfur, che non ha riconosciuto l’accordo di pace siglato lo scorso maggio tra il governo e la formazione del Slm.

CIAD. Il capo del Jem, che ha denunciato un attacco contro un accampamento del suo movimento nella località di Kari Yari Dam, al confine tra Ciad e Sudan, ha fatto sapere di aver respinto l’attacco e di aver catturato numerosi dei loro aggressori, incluso un comandante dell’esercito sudanese.
POST 11.54 FONTE MISNA
4 ottobre 2006, mercoledi

JEM SMENTISE COINVOLGIMENTO IN RECENTI SCONTRI
KHARTOUM. Il Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (Jem) ha smentito la partecipazione dei propri uomini ai combattimenti dei giorni scorsi a sud di Nyala, capoluogo dello Stato del Darfur meridionale.

SMENTITA. In una nota, il portavoce del Jem, Ahmed Hussein Adam, ha "categoricamente smentito" che il Jem sia coinvolto nell'attacco lanciato da uomini armati contro la base di Greida, appartenente allo Sla-m (l'Esercito-Movimento di liberazione del Sudan) di Minni Minnawi, l'unica fazione ad aver sottoscritto un accordo di pace col governo sudanese a maggio scorso.

DEPISTAGGIO. La notizia di combattimenti tra il Jem e lo Sla-m era comparsa lunedì mattina sul sito web del quotidiano inglese The Guardian, rilanciata dalle principali agenzie internazionali.

SCONTRI. Gli scontri sarebbero effettivamente avvenuti, provocando la morte di almeno 40 persone e la fuga di altre migliaia, oltre che degli operatori umanitari presenti nella zona, ma non è ancora chiaro quali forze vi siano state coinvolte.

IGNOTI. Una nota dello Sla-m attribuisce la responsabilità dell'attacco a elementi legati al governo di Khartoum, mentre nelle ultime ore fonti dell'Unione Africana parlano di uno scontro interno tra fazioni dello stesso gruppo ribelle. Come accade spesso per il Darfur, in realtà è molto difficile ottenere conferme alle informazioni in circolazione.
POST 17.21 FONTE MISNA
3 ottobre 2006, martedi

SONO 11 LE VITTIME NEGLI SCONTRI DI VENERDI TRA JEM E SLM

KHARTOUM. La battaglia tra il Movimento Armato di Liberazione del Sudan (Slm/a) e il Movimento di Giustizia e (Jem), che si sono scontrati nella giornata di venerdi a un miglio dalla città di Gereida, nella regione del Sud Darfur, ha provocato 11 vittime tra i civili.

CIFRE. In un primo momento le agenzie avevano parlato di oltre 40 morti tra i civili rifugiati nel campo profughi allestito proprio a Gereida. Cifre smentite dall’esercito dell’Ua di stanza a Gereida, che ha parlato di 11 vittime.

STUPRI. I “caschi verdi” dell’Ua hanno riferito che i combattenti del Slm, hanno trascinato parte degli uomini fuori dalla città per poi saccheggiare le loro proprietà e violentare le loro mogli. Qui, l’attacco dei rivali del Jem.

AGENZIE. L’infuriare della battaglia ha spinto le agenzie umanitarie a ritirare il personale dalla città e trasferirlo a Nyala, la capitale regionale.

CALMA. Per tutto il week end, riferisce un operatore dell’agenzia Irin News, è regnata nel campo una calma preoccupante. Anche se la situazione in questa città, che ospita 130 mila profughi dall’inizio del conflitto, è sempre molto tesa.

GUERRA. La guerra tra le fazioni ha subìto una recrudescenza dal maggio scorso, quando una fazione del Slm ha firmato un accordo di pace con il governo di Khartoum. In aperto disaccordo con le altre fazioni, tra cui il Jem.
POST 18.10 FONTE IRIN
3 ottobre 2006, martedi

DALL’UNIONE EUROPEA, 40 MILIONI DI EURO PER IL DARFUR

BROUXELLES. La Commissione Europea ha approvato la decisione di stanziare altri 40 milioni di Euro per gli aiuti umanitari, destinati alle vittime della crisi nel Darfur.

BARROSO. Ad annunciarlo, il Presidente di turno José Manuel Barroso, nel corso di una visita a El Kasher, nel nord del Darfur.

FONDO. I fondi saranno ripartiti tra i 26 milioni di euro destinati al World Food Programme, per soddisfare l'emergenza alimentare dell’area. Le altre attività finanziate includono la protezione e la fornitura dei servizi umanitari aerei delle Nazioni Unite, Unhas, che garantiscono collegamenti verso aree altrimenti inaccessibili.

UE. La Commissione ha fornito, dal 2004 ad oggi, aiuti pari a 340 milioni di euro per far fronte alla crisi umanitaria nel Darfur e nell'est del Ciad, dove si trovano molti profughi sfuggiti dal conflitto. I progetti umanitari finanziati dalla Commissione sono messi in atto da organizzazioni non governative, dalla Croce rossa/Mezzaluna rossa e da agenzie specializzate delle Nazioni Unite. 52, in tutto le organizzazioni.
POST 10.01 FONTE APCOM
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storia
di ALESSIO RUTA
aggiornato al 02.08.06
COSA
Dalla primavera del 2003, nel Darfur si combatte una guerra, definita da più parti come "conflitto interetnico", e che fin'ora ha provocato circa 300 mila morti e oltre 2,5 milioni di profughi (dati Onu).[milizie janjaweed] Vittime delle razzie dei Janjaweed, che agiscono indisturbati con la complicità del governo di El Bashir. Lo stesso El Bashir che l'ottobre scorso ha impedito ai Caschi blu di intervenire con una missione di peacekeeping, già approvata dal Consiglio di Sicurezza.

CHI
Il Greater Darfur [dizionario], all'estremo ovest del Sudan, ai confini con Ciad, Libia e Repubblica Centrafricana, è in realtà composto da tre stati: uno a ovest, il Gharb Darfur, con capitale Al-Genaina, uno a nord, il Chamal Darfur con capitale Al Fachir, e uno a sud, il Djanoub Darfur con capitale Nyala.
[il darfur, a nord-ovest del sudan]
Le principali etnie in cui si dividono i 6 milioni di abitanti della regione sono, i Fur, la principale, insieme ai Maasalit e Zaghawa. Tribù stanziali di carattere agro-pastorale, da sempre in conflitto con i nomadi di origine araba, in un contesto di risorse naturali profondamente scarse. Si collocano in questo contesto le razzie degli Janjaweed [dizionario] nomadi a cavallo, che fanno terra bruciata dei villaggi locali per appropriarsi dei terreni loro. Il tutto con l'appoggio più o meno occulto del governo di El Bashir.
[janjaweed]
Nel febbraio 2003, i gruppi tribali locali, stanchi di essere continuamente depredati dagli Janjaweed, si sono coauglati in due formazioni di guerriglieri, il più importante dei quali è il Sudan Liberation Army Movement (Sla-m), Movimento Armato per la Liberazione del Sudan. L'altro, è il gruppo Justice and equality Movement (Jem), Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza.
[guerriglieri del jem]
Ma dopo l'accordo di Abuja, siglato il 5 maggio 2006 da una parte del Sla-m, quella guidata da Minni Minnawi, il fronte dei ribelli si è frammentato. Nel Chamal Darfur, a nord della regione, sono frequenti gli scontri tra i partigiani dell'etnia di cui fa parte Minnawi, gli Zaghawa, contro i combattemti Four di Abdel Wahid Al Nur, capo della fazione minoritaria del Sla-m, che non ha sottoscritto gli accordi di Abuja. Ma anche questa fazione sconta al suo interno ulteriori frammentazioni.
[minni minnawi]
In seguito agli accordi firmati nella capitale nigeriana, Minnawi è stato nominato Consigliere speciale del presidente El Bashir, suscitando invidie e rancori tra i vecchi compagni di battaglia. Deputati al controllo della regione sono i 7.000 soldati della missione Amis, dell’Unione Africana, schierata dopo l'accordo umanitario sul cessate il fuoco dell’8 aprile 2004. Accordo mai rispettato dai guerriglieri, dai soldati governativi e, naturalmente, dai Janjaweed.
[la missione amis]
QUANDO
Il conflitto è deflagrato ufficialmente nell'aprile 2003, quando i combattenti del Slm-a, insorti contro il potere centrale, complice di appoggiare segretamente i Janjaweed attaccarono un convoglio dell'aviazione sudanese diretto verso l'aeroporto di El Fasher, capitale del nord Darfur. Il governo di El Bashir, umiliato, reagì violentemente all'attentato, ufficializzando la guerra civile, peraltro già in atto da mesi tra le diverse etnie.

Da allora il conflitto ha prodotto una delle più gravi crisi umanitarie degli ultimi dieci anni. L'Onu ha contato circa 300 mila morti e 2,5 milioni di profughi. Gravissime le violazioni dei diritti umani e le violenze sui civili, oltre alla distruzione di interi villaggi. Il tutto ben nascosto dall'occhio, pur sempre distratto, dei media internazionali, ai quali è impedito l'accesso alla regione nord occidentale del Sudan.

PERCHE'
La crisi del Darfur affonda le sue radici nella tradizionale contrapposizione tra le etnie africane, quelle stanziali, dedite all'agricoltura e alla pastorizia, e quelle nomadi di origine araba. Entrambe raccolte intorno a tribù di religione musulmana.

Dopo trent'anni, il conflitto tra il governo del nord i ribelli del sud è approdato ad un accordo di pace definitivo siglato da entrambi i leader, il Presidente El-Bashir e il capo dei ribelli Jhon Garang aNairobi il 9 gennaio 2005 [appunti]. Un accordo che poteva restituire solidità al più vasto paese africano. Invece, l'estromissione dalle trattative di pace della regione del Darfur, di fatto emarginata dal governo di Khartoum, ha fatto sì che il conflitto interetnico del nord-ovest subisse un pesante inasprimento.
[john garang e el bashir]
Così, i tre gruppi etnici si sono coalizzati nelle due formazioni dello Slm-a e del Jem per combattere sia la loro condizione di emarginazione politica ed economica, sia l’appoggio del governo alla pulizia etnica compiuta dagli Janjaweed. E nonostante la presenza di petrolio nel sottosuolo non sia stata ancora provata, si sospetta che il motivo principale del conflitto siano proprie le risorse energetiche che il governo di Khartoum vorrebbe sfruttare senza dividerne i proventi con le popolazioni locali.
[una delle compagnie più attive nel sudan]
OGGI
Il 5 maggio 2006 ad Abuja, la capitale della Nigeria, una fazione dei ribelli, quella maggioritaria dello Sla-m guidata da Minni Minnawi, ha firmato un accordo di pace con Khartoum. Ma le altre fazioni non hanno aderito e gli scontri, soprattutto nel Darfur settentrionale e meridionale, proseguono senza sosta.

Prima di questa, un'altra data fondamentale è stata quella dell'8 aprile 2004, quando fu firmato l'Accordo Umanitario sul Cessate il Fuoco fra le due parti in lotta. Questo, mai rispettato, ha consentito il dispiegamento del contingente Amis dell'Unione Africana (Ua): 7.000 Caschi Verdi, la cui azione è stata, nei fatti, "monca" già in partenza. Secondo il mandato dell'Unione Africana, infatti, compito della Amis era quello di controllare il cessate il fuoco e di proteggere gli Osservatori. Nient'altro. Non ci sono mandati nè autorizzazioni nè personale sufficiente per poter proteggere la popolazione civile, fatti salvi gli interventi in caso di constatazione di una minaccia imminente per le vite umane.

Dopo del cessate il fuco vanificato dagli scontri continui, sono stati diversi i tentativi di dialogo tra ribelli e governo di Khartoum. Le parti in conflitto si sono incontrate una volta nella capitale etiope, Addis Abeba, e in più occasioni nella capitale nigeriana Abuja. E proprio ad Abuja è stato firmato l'accordo di pace tra governo e una fazione del Slm-a. Ma dopo questo, la situazione è ulteriormente peggiorata. Agli scontri tra Janjaweed e ribelli si sono infatti aggiunti quelli tra le due fazioni del Sla.

Nel frattempo, nel marzo del 2005 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha chiesto alla Corte Penale Internazionale di indagare sui crimini contro l'umanità commessi nella regione sudanese. La posizione delle Nazioni Unite è legata a doppio filo con una parola: genocidio. Se infatti, come pretendono gli Usa, si riconoscesse una pianificazione deliberata di 'distruzione di un intero gruppo etnico, razziale o religioso', l'Onu sarebbe costretta ad intervenire militarmente. Ma per ora, ed è una posizione ribadita a fine 2005 dalla Commissione Darfur guidata dall'italiano Antonio Cassese, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu non definisce genocidio ciò che si sta compiendo nel Darfur da oltre tre anni.

APPUNTI
[guerra nord-sud]
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