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24 ottobre 2006, martedi

CAMION DELLA POLIZIA UCCIDE DUE PERSONE. PROTESTE DI PIAZZA

SRINAGAR. Centinaia di persone hanno protestato oggi contro le forze di polizia a Srinagar, la capitale estiva del Kashmir indiano, chiedendo giustizia per la morte di un padre col figlioletto, investiti da un camion della polizia mentre erano a bordo di uno scooter.

LACRIMOGENI. Gli agenti hanno sparato gas lacrimogeni nel tentativo di disperdere i dimostranti. "Dio è grande, vogliamo giustizia. Punite i colpevoli", hanno gridato i manifestanti. Secondo la versione della polizia, l'incidente è stato un caso e il conducente del veicolo è stato arrestato.
POST 19.10 FONTE PEACEREPORTER.NET
24 ottobre 2006, martedi

SOLDATO UCCIDE DUE COMMILITONI E POI SI SUICIDA
JAMMU. Un soldato indiano ha ucciso due commilitoni e poi si è tolto la vita. E’ successo ieri in un accampamento militare nel distretto di Rajouri, 170 km a nord-ovest di Jammu, la capitale invernale del Kashmir indiano.

SECONDO. "E' andato su tutte le furie e ha cominciato a sparare in maniera indiscriminata nel campo, uccidendo due colleghi prima di togliersi la vita", ha detto un portavoce dell'esercito alla Reuters. Si tratta del secondo episodio del genere nel giro di tre giorni: sabato scorso, un altro soldato indiano aveva ucciso tre colleghi e ferito altri due in un campo militare di Nairla, sempre nel distretto di Rajouri. Anche quel militare aveva tentato poi di togliersi la vita sparandosi, ma è rimasto solo gravemente ferito.

STRESS. I vertici militari attribuiscono allo stress cui sono sottoposte le truppe nel Kashmir la causa di questo tipo di “raptus”. E' stato calcolato che oltre un centinaio siano morti in circostanze simili. Per contrastare il fenomeno, l'esercito ha anche introdotto sedute di yoga per i militari che prestano servizio nella zona. Nel frattempo, per fare luce sull’accaduto è stata aperta un’inchiesta.
POST 10.05 FONTE REUTERS
24 ottobre 2006, martedi

BOMBARDATI GLI STUDI DI UNA TV VIA CAVO. UN MORTO
SRINAGAR. Viene attribuito ai separatisti kashmiri l’attentato che ha colpito questa notte gli uffici della tv via cavo del Kashmir indiano uccidendo una persona.

PALAZZO. A riferirlo sono fonti della polizia locale, che hanno ricostruito l’accaduto: prima di installare l’ordigno, gli attentatori hanno ordinato al personale di sgomberare l’edificio che si trova a Sopore, 50 km a nord della capitale estiva del Kashmir. Ma quando il palazzo ha preso fuoco dopo l’esplosione un muro è crollato addosso a un passante, uccidendolo.

TV. Le Tv via cavo sono spesso accusate di riprendere i combattimenti tra esercito e separatisti. E non è la prima volta, come hanno raccontato alcuni residenti alla Bbc, che gli uffici subiscono un attacco così pesante.
POST 9.13 FONTE BBC
10 ottobre 2006, martedi

QUATTRO SOLDATI, E UN MILITANTE, UCCISI IN UNO SCONTRO A FUOCO

JAMMU. Le forze di sicurezza hanno lanciato un’operazione di rastrellamento anti-ribelli nella foresta del distretto di Poonch a circa 220 chilometri a nord-ovest dalla capitale invernale del Kashmir Jammu. Ma appena hanno circondato gli accampamenti, i ribelli hanno aperto il fuoco.

OPERAZIONE. Come ha riferito l’agenzia Associated Press, la soffiata è arrivata al comando delle forze di sicurezza in mattinata. E subito è scattata l’operazione dell’esercito nella foresta del distretto di Poonch, dove erano stati localizzati i ribelli.

BILANCIO. I morti fin’ora accertati sono cinque. Quattro militari e un militante kashmiro. Ma i combattimenti non sono ancora cessati. Tanto che le autorità militari hanno inviato rinforzi per supportare l’operazione.

RIVENDICAZIONE. Il gruppo Al-Mansoorian, che ha la base operativa nel Pakistan, ha rivendicato la presenza di alcuni membri del movimento negli scontri.

GUERRA. Dal 2004, da quando India e Pakistan hanno fatto i primi difficili passi verso la pace, gli scontri nel Kashmir sono diminuiti. Ma negli ultimi mesi le tensioni si sono notevolmente acuiti.
POST 9.46 FONTE BBC
5 ottobre 2006, giovedi

PROSEGUE DA IERI LA BATTAGLIA DI SRINGAR. MA DOPO L’UCCISIONE DI DUE MILITANTI KASHMIRI IL FUOCO SI E’ FERMATO
SRINAGAR. Dopo l’uccisione dei due militanti Kashmiri, la battaglia iniziata ieri mattina nel cuore della capitale del Kashmir indiano, continua. I ribelli, da oltre 20 ore barricati in un hotel attiguo al campo di addestramento dei paramilitari, tengono in ostaggio l’intera città. Il bilancio parla di tre poliziotti uccisi e 12 civili feriti.

IERI. E’ iniziato tutto intorno alle 11.30 (ora locale) di ieri. Un gruppo di militanti ha lanciato una granata nel campo di addestramento dei paramilitari, che si trova vicino al centro di Sringar, e si è barricato dentro l’hotel adiacente il campo. Da lì ha iniziato a sparare.

TERZO. Ora, precisa alla Reuters S.K. Singh, il capo delle forze di polizia, il fuoco dall’interno dell’hotel si è arrestato, ma nessuno sa se nella struttura c’è un terzo militante.

ATTACCO. Si tratta dell’azione più sanguinosa degli ultimi mesi nel Kashmir. Nelle ultime settimane le piazze della capitale e di altre città sono state invase dalla protesta dei cittadini contro la condanna a morte di Mohammed Afzal, responsabile dell’attentato al parlamento indiano nel 2001. Afzal sarà impiccato il 20 ottobre prossimo, nonostante abbia chiesto la clemenza della Corte.
POST 10.39 FONTE REUTERS
4 ottobre 2006, mercoledi

TRE POLIZIOTTI UCCISI DOPO L’ATTACCO DI UN COMMANDO DI ISLAMICI AD UN CAMPO DI ADDESTRAMENTO DELL’ESERCITO. LA BATTAGLIA CONTNUA

SRINAGAR. Tre poliziotti morti e otto feriti. Questo è il bilancio odierno dell’attacco dei militanti islamici al campo di addestramento dei paramilitari, nel cuore di Srinagar, la capitale del Kashmir indiano.

ATTACCO. I primi colpi sono stati uditi nella piazza del mercato intorno alle 11.30 (ora locale). Erano quelli della granata fatta esplodere dai ribelli nei pressi del campo di addestramento. Dopo l’esplosione i ribelli hanno fatto irruzione nell’hotel adiacente il Campo e da lì l’hanno preso di mira con una serie di colpi.

CIRCONDATI. L’esercito ha immediatamente circondato l’edificio, e al momento sta rispondendo al fuoco dei ribelli. Nel frattempo, i molti civili che affollavano il mercato stamattina sono fuggiti dal centro di Srinagar subito dopo l’inizio delle esplosioni, scortati dai poliziotti che hanno evacuato l’area.

RIVENDICAZIONE. Un sedicente portavoce dell’organizzazione Al-Mansurian ha telefonato alla redazione di un giornale locale e ha rivendicato l’azione dei ribelli. "Tre membri del nostro commando suicida hanno attaccato un campo di addestramento. Essi sono ancora vivi." Ma non ha spiegato il motivo dell’attacco.
POST 20.54 FONTE REUTERS
3 ottobre 2006, martedi

UCCISI DUE MILITANTI IN UN RASTRELLAMENTO

SRINAGAR. Due militanti indipendentisti kashmiri del gruppo Hezb-ul-Mujahedeen sono stati uccisi stamane dall'esercito indiano nel corso del rastrellamento del villaggio di Boru. I due, nascosti in un'abitazione, hanno aperto il fuoco quando i militari hanno fatto irruzione.
POST 19.42 FONTE PEACEREPORTER.NET
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storia
di ALESSIO RUTA
aggiornato al 18.09.06
COSA
Iniziata nel 1947, subito dopo la “fuga” della Gran Bretagna, la contesa sul Jammu e Kashmir tra Pakistan e India continua ancora oggi alternando periodi di crisi (come quelli del 1948, 1965 e 1971) a momenti di pace. Dagli anni’90, il fattore “nucleare” si è aggiunto ai motivi storici e religiosi alla base del conflitto. Negli ultimi quindici anni l’offensiva dei movimenti separatisti appoggiati dal Pakistan, ha causato oltre 66 mila morti.

QUANDO
Al termine della Seconda guerra mondiale, la Gran Bretagna, fortemente indebolita dai movimenti indipendentisti indiani, decise di far rientrare in patria il personale impegnato nelle colonie britanniche in Asia, per impegnarlo nella ricostruzione post-bellica.
[yalta, 4 feb'45. churchill, roosvelt e stalin]
Così, attraverso un rapido processo di decolonizzazione, a cui è stato dato il nome di Partition, il 3 giugno 1947 stabilì che entro la mezzanotte tra il 14 e 15 agosto dello stesso anno, a est e a ovest dell’India doveva nascere uno stato islamico chiamato Pakistan. Uno Stato concesso ai musulmani, che scaturiva dalla divisione del territorio indiano basata su criteri religiosi. Con la particolarità che questa nuova nazione era formata da due provincie gemelle, separate tra loro da un cuscinetto di oltre 2000 chilometri di territorio indiano.
[il pakistan al momento della partizione]
Al momento della Partizione il Kashmir era un principato autonomo, con una popolazione in maggioranza musulmana, ma retto da una dinastia indù. La Partizione stabilì che i principati non sarebbero diventati indipendenti, ma in base al principio della contiguità geografica, o del credo religioso, avrebbero dovuto scegliere tra il neonato Pakistan e il futuro stato sovrano indiano. Il maharajah Hari Singh, che all’epoca reggeva il Principato kashmiro, si trovava quindi nella scomoda posizione di dover scegliere, lui induista, per i suoi sudditi musulmani.
[il maharajah hari sing]
In quell’estate del 1947 in Maharajah tergiversò, mentre nel nord-ovest cominciavano i primi focolai della “rivolta dei Poonch”, le tribù kashmire che si unirono a quelle di etnia pashtun provenienti dall’Afghanistan, marciando sulla valle di Srinagar. In poco tempo, appoggiati in maniera non ufficiale dall’esercito militari pachistano, i Poonch conquistarono i distretti di Gilgit e Baltisan proclamando la nascita dell’Azad Kashmir (Kashmir libero). Hari Singh si precipitò a Delhi per chiedere l’intervento dell’esercito indiano, pur sapendo che tale richiesta avrebbe segnato di fatto l’annessione del Kashmir all’India.

Il 24 ottobre 1947 il maharajah firmò l’Act of Accession, annettendo ufficialmente il Kashmir all’Unione Indiana scatenando la reazione del Pakistan, che inviò il suo esercito a sostegno dei ribelli. Prese il via, dunque, il primo conflitto indo-pachistano per il controllo dei territori kashmiri. Da allora, le autorità indiane chiamano Pok (Pakistan Occupied Kashmir) l’Azad Kashmir, mentre Islamabad considera l’Act of Accession una forzatura imposta ai kashmiri dopo l’ingresso delle truppe indiane nel Principato.

Dopo circa un anno di conflitto aperto, il cessate il fuoco del 1948 permise l’intervento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il quale attraverso due risoluzioni consecutive impose al Pakistan il ritiro delle truppe dai territori, che aveva invaso durante il conflitto, e all’India di indire un referendum per l’autodeterminazione del popolo kashmiri. Contestualmente venne tracciata una linea di cessate il fuoco tra le due aree di influenza: un terzo (a nord) occupato dall'Azad Kashmir, sotto l'influenza pachistana. Mentre i restanti due terzi (a sud) erano parte dell'Unione Indiana.
[la linea di "cessate il fuoco"]
A “pattugliare” la “linea di cessate il fuoco” venne inviato un contingente di Cashi blu dell'Onu, inquadrati nella missione Unmogip (United Nations Military Observer Group), tutt’ora attiva nei territori contesi. Tuttavia, le risoluzioni dell’Onu furono puntualmente disattese dai due paesi: il Pakistan non ha mai rititrato i propri soldati, mentre l’India non ha mai indetto alcun referendum.
[caschi blu dell'unmogip]

CHI
Lo Stato del Jammu e Kashmir, collocato nel triangolo fra Cina, India e Pakistan, dal 1948 al 1965 ha visto la successione di cinque risoluzioni del Consiglio di sicurezza e due della Commissione delle Nazioni Unite. Ma nessuna di queste ha mai cambiato la situazione del popolo kashmiri, diviso dalla medesima linea di confine, da oltre sessant’anni.
[un posto di blocco lungo la "line of control"]
Da quel 1949 cominciò la lenta deriva dei kashmiri, tra armi e carte bollate, scorrerie e infiltrazioni, faide e ondate repressive, senza che nessuno mai tenesse conto del parere della popolazione. Intanto, la tensione latente tra i due stati è tornata ad esplodere in conflitto aperto nell’agosto 1965, in seguito ad una offensiva segreta lanciata dal Pakistan oltre la linea di controllo nel territorio amministrato dall'India. Le ostilità terminarono l’anno seguente, con una dichiarazione congiunta firmata a Tashkent, nella quale le due parti si impegnavano a risolvere la controversia con mezzi pacifici.
[la firma della pace di tashkent]
Pochi anni più tardi i due eserciti vennero di nuovo a contatto in conseguenza della guerra d’indipendenza nel Bangladesh del 1971. A questo nuovo conflitto fece seguito l’accordo di pace di Simla, firmato dal Primo ministro indiano Indira Ghandi e dal suo omologo pachistano Alì Butto. Dopo Simla, la linea di cessate il fuoco subì un leggero spostamento e venne ribattezzata Linea di controllo (Loc). Ma ormai, l’appoggio dato dall’India all’indipendenza del Bangladesh ha ormai scatenato la rappresaglia pakistana, che iniziò da allora a sostenere i numerosi movimenti indipendentisti indiani. Tra questi, quelli musulmani che miravano all’indipendenza del Kashmir.
[indhira gandhi e alì butto]
A partire dalla metà degli anni ’80, infatti, nelle vallate del Kashmir prese campo la resistenza armata di alcuni gruppi indipendentisti, che si unirono agli altri favorevoli invece all’annessione con il Pakistan, uniti allo scopo di rimpiazzare gli indiani al potere. Il gruppo principale è quello degli Hizbul Mujahideen, di orientamento pro-pakistano. Il Fronte di Liberazione del Jammu e Kashmir (Jklf) è stato tradizionalmente il gruppo indipendentista più importante, ma la sua influenza sembra ormai molto ridotta. Altri gruppi si sono riuniti sotto lo stendardo della Conferenza per la Libertà (Hurriyat), che porta avanti una politica non violenta.

PERCHE'
In quindici anni, la guerriglia tra movimenti separatisti e forze di sicurezza indiane ha causato oltre 66 mila vittime, in gran parte kashmiri, e stranoti episodi di violenza dei soldati indiani sulla popolazione civile. Violenza che però non è servita a mettere sotto controllo la situazione.

La situazione nei territori contesi è oggi di blocco totale per diverse ragioni: innanzitutto per la conformazione politica e sociale dei due paesi. Mentre il governo indiano cerca di limitare le tendenze centrifughe mantenendo a fatica il profilo di uno stato laico nel quale convivono insieme alla maggiornaza indù consistenti minoranze islamiche, cristiane, sikh e buddiste, cedendo il Kashmir musulmano creerebbe un pericoloso precedente, per le riottose comunità islamiche, che mal sopportano la magioranza indù.
[la bandiera indiana data alle fiamme durante una protesta nel kashmir]
Per il Pakistan, guidato dal 1999 dalla dittatura militare del colonnello Musharraf, ma da sempre sotto pressione dalle èlite militari nonostante il credito guadagnato presso la Comunità internazionale dopo l’appoggio dato agli Usa in Afghanistan in seguito all’attacco dell’11 settembre, il Kashmir rappresenta un elemento fondamentale per la precaria unità nazionale, basata fondamentalmente sull’unione di tutti i musulmani del sub-continente.
[il colonnello musharraf al centro dei militari pakistani]
Proprio questa situazione di blocco è alla base dell’escalation nucleare, che ha caratterizzato la politica dei due paesi contendenti fin dal 1974, da quando cioè venne effettuato il primo test nucleare indiano [appunti]. Una corsa all'atomica che ha di fatto fermato l'ostilità aperta tra i due paesi, ma che non ha interrotto quella sottotraccia tra gruppi ribelli filoislamici e milizie filoindiane. Fanno da corollario a queste ragioni principali, i continui stravolgimenti degli equilibri internazionali. Dalla Cortina di ferro all'11 settembre 2001, il fronte mediorientale è sempre stato in in balìa delle superpotenze Usa, Cina e Unione Sovietica [appunti].
[missili indiani in viaggio]
OGGI
Nel 2001 il conflitto kashmiri è diventato, con estrema rapidità, un altro capitolo della guerra planetaria al terrorismo di matrice islamico-fondamentalista. Prima l’11 settembre, che ha scatenato gli istinti peggiori di quei governi, tra cui quello indiano, che si trovavano ad affrontare guerriglie e gruppi ribelli al loro interno. Poi l’attentato terroristico al Parlamento di Nuova Delhi del dicembre 2001, che ha riportato sull’orlo del conflitto aperto i due paesi asiatici, con l'India che puntava il dito contro il Pakistan finanziatore dei gruppi ribelli filo-islamici nella regione.
[13 dicembre 2001. un momento dell'attentato al parlamento indiano]
Nonostante questo, i rapporti tra le due potenze nucleari della regione volgono al disgelo. Da una parte l’elezione di Manmohan Sing a Primo Ministro nel 2004, dopo la vittoria a sorpresa del partito del Congresso, guidato dall’italiana Sonia Maino Gandhi; dall’altra le pressioni di Usa ed Europa, che nella regione hanno ben radicati interessi economici e la necessità di mantenere una situazione di pace, soprattutto durante la Campagna afgana, giocano a favore della riconciliazione.
[il primo minstro moanmohan sing insieme a george w. bush]
D’altra parte, India e Pakistan, sono condannati alla pace e il Kashmir fa da detonatore tra i due. In questo conflitto infatti, si incontrano e attenuano diverse criticità: dalla diaspora della Jihiad islamica successiva alla fine del potere sovietico e di quello dei Talebani in Afghanistan, al riavvicinamento di India e Usa con il benestare della Cina. Fino alla crisi dei servizi segreti pakistani, privati ormai del potere che scaturiva loro dalla presenza dei soldati russi prima e dei Talebani poi.
[musharraf e sing. una storica stretta di mano]
Anche perché se guerra dovrà essere, non sarà una guerra di tipo convenzionale, ma sarà una ben più grave guerra nucleare a distruggere l’intera regione. Le 250 testate nucleari indiane, contro il centinaio di quelle pakistane sono oggi un deterrente importante per la pace, ma possono essere letali nel momento in cui i due paesi decedessero di usarli. Ad oggi, gli unici in grado di cambiare la situazione sono gli Usa. Ma colpendo prima l'Afghanistan e poi l’Iraq, dal 2001 non ha fatto altro che inasprire i rapporti già conflittuali tra nazioni a forte caratterizzazione confessionale. Complicando ulteriormente il quadro già fosco di suo.

APPUNTI
[l'escalation nucleare]
[equilibri internazionali]
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